Un Maialino sotto i bombardamenti

Avventura tragi-comica avvenuta nel 1943.

Durante la guerra, sfollati a Reano, mio padre oltre a lavorare a Torino, sottoponendosi a enormi fatiche andando avanti e indietro sulla sua bicicletta, si preoccupava enormemente per la mancanza di cibo e quando si presentava una buona occasione per provvedere alle esigenze di noi tutti non si tirava certo indietro. Il suo laboratorio vetrario era in via S.Donato proprio vicino all’ospedale Maria Vittoria; papà conosceva un po’ tutti nella zona poiché, trattando vetri, veniva chiamato continuamente a sostituire o mettere delle pezze alle finestre che, a causa dei bombardamenti, si rompevano di continuo. Un giorno venne a sapere che un maialino stava per essere inserito, per la ricerca, proprio nel vicino ospedale. Approfittando delle sue preziose conoscenze riuscì a convincere un addetto a tale incarico a cederglielo in cambio, non so, di quale favore o compenso, pertanto tale maialino trovò una splendida collocazione a bordo di una Fiat 914 appartenente a mio nonno che giaceva inutilizzata in un garage di via S.Donato 65 poiché privata delle gomme requisite dal governo per le forze armate. Il maialino iniziò a crescere, felice e contento, nutrito dagli scarti domestici di tutto il caseggiato, dei contadini che allora avevano le cascine nei dintorni e che portavano a mio padre, in cambio di vetri, gli scarti degli scarti di ciò che consumavano i loro animali. Il maialino provvedeva anche da sé al proprio sostentamento divorando con gran gusto l’interno della gloriosa 914 del nonno, era diventato un maiale domestico, amato dal vicinato che sperava di vederlo prima o poi trasformato in qualche salamino, poiché, ovviamente il risultato finale sarebbe stato diviso da tutti i collaboratori intervenuti nella sua crescita. Gli veniva anche concesso l’uso del cortile condominiale, dove tranquillamente trascorreva le sue giornate, prima di venire riportato sull’auto alla sera, il cortile aveva due ingressi e due cancelli posti in modo diametralmente opposto per favorire l’uscita degli inquilini in caso di bombardamento. Passarono alcuni mesi bello , roseo e grasso, coccolato da tutti viveva felice, l’auto era ridotta alla sola scocca,ma non importava, perché era servita a una buona causa; quando nel 1944 iniziarono anche i bombardamenti diurni e con essi i mitragliamenti che mietevano vittime nei fuggi-fuggi generali, un brutto giorno dopo l’allarme qualcuno fuggendo lasciò il cancello sulla via S.Donato aperto e il povero maialino ormai adulto prese la rincorsa per la via in direzione di piazza Statuto, mio padre disperato, incurante del finimondo che c’era intorno a lui e con “sprezzo del pericolo” si mise affannosamente alla sua ricerca chiedendo a tutti quelli che incontrava e che correvano alla ricerca di un vicino rifugio, in perfetto dialetto piemontese:”A L’A’ PA’ VIST UN CRIN ?”  (ha per caso visto un maialino?) nessuno gli rispondeva e tutti lo prendevano per matto, pensando certamente che anche quel modo di comportarsi era frutto degli spaventi prodotti dai bombardamenti. Incurante di tutto, zigzagando per ripararsi alla meglio dal pericolo continuava a correre infilandosi nei portoni, cercando nei cortili, il suo prezioso tesoro. Papà era tenace, anche senza fiato e con tanta preoccupazione, per ciò che gli poteva accadere nel pieno di un bombardamento, continuava a cercare e finalmente la sua disperata fatica fu premiata, in fondo ad un cortile di una casa di ringhiera, accucciato in una latrina eccolo il suo amatissimo maiale!… Presumo lo abbia anche abbracciato e non ricordo in quale modo rocambolesco, cessato l’allarme, lo riportò felicemente nel garage accolto entusiasticamente da tutti i i presenti. Dopo qualche tempo giunse il momento di abbattere il maiale, una tragedia, ma la fame era tanta, si trovò un ragazzo di bottega di una macelleria che, in tutta clandestinità, una notte si fece carico dell’esecuzione; al termine dell’operazione il maiale venne appeso ad una attrezzatura del laboratorio vetrario, per la lavorazione della carne, ma il tutto era estremamente approssimativo e traballante, infatti il fratello di mio padre che si dava da fare portando il suo contributo nell’impresa,se lo fece cadere in testa nel passargli sotto. Ovviamente si ferì e di conseguenza si presentò un nuovo problema, con quale scusa ci si poteva presentare in ospedale per fare cucire le ferite? Qualcosa si sono inventati certamente ed il mio povero zio fu curato e fasciato portandosi poi in giro le ammaccature per diverso tempo.

Episodi simili ne sono avvenuti molti, in quei momenti difficili, pur di sopravvivere si barattava di tutto e papà con i suoi vetri riusciva sempre a trovare qualcosa di utile, come quella volta che fu bombardata la zona in cui sorgeva la fabbrica di cioccolato DAVIT, che aveva il permesso di produrre il cioccolato autarchico per l’esercito, e che per lo spostamento d’aria aveva subito il danneggiamento di tutti i vetri del suo capannone. Papà riuscì con tanti rappezzi ,a mettere in condizione il laboratorio di ricominciare in breve tempo la produzione, e in pagamento ebbe delle tavolette di cioccolato che riuscì a barattare con della farina, che portata al forno di Reano, diventò pane. Quel cioccolato noi lo abbiamo solo assaggiato e ricordo ancora il suo terribile gusto, tuttavia si può facilmente immaginare il fascino che quelle tavolette potevano esercitare su due bambine che si chiedevano perché si mangiassero solo patate ed il dolore che abbiamo provato nel vederle portare via per essere trasformate in farina!

Ora qualcuno si lamenta dei grossi sacrifici che ci attendono, affermano che la nostra generazione è stata molto fortunata, che per noi è stato tutto più facile… io voglio cercare di spiegarlo che non è stato così, ma capiranno? Soprattutto ci crederanno?

annachiappero

Informazioni su annachiappero

Sono nata il 12/01/ 1938, ho ricevuto un educazione piuttosto rigida, improntata a quei principi che a quei tempi costituivano i fondamentali del vivere civile.La mia vita é stata abbastanza complicata, un matrimonio sbagliato, un divorzio affrontato negli anni settanta, con tutte le complicazioni del caso. Le solide basi che i miei genitori mi hanno dato, seppure allora da me contestate, mi hanno sostenuta in tutti i passaggi difficili che ho dovuto attraversare. Ho un figlio di 48 anni, che mi sono allevata da sola e che considero la cosa più bella e la migliore realizzazione della mia vita. Ho un nipote che ha 20 anni ed é splendido come suo padre. Amo L'arte in tutte le sue espressioni, adoro la musica classica, in gioventù ho suonato il pianoforte, ed ho coltivato, con successo, questa passione in mio nipote. Dipingo, i miei quadri materici prevalentemente eseguiti con la spatola, sono pieni di colore e di calore. AMO GLI ANIMALI, ho tre cani:Gulliver che il giorno di Natale compirà 15 anni é cardiopatico,cieco e sordo, vive grazie alle cure, ma soprattutto all'amore da cui é circondato e che lui ricambia in modo assoluto, per me é un vero compagno.Lola e Red, che provengono da canili diversi ed hanno un passato tragico, da quando sono con me stanno ,se non dimendicando almeno allontanandone il doloroso ricordo. Spero che queste briciole di vita riescano a presentarmi a tutti gli amici della nostracommedia. anna.
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